La ricerca dell’Eldorado, e il mito dell’oro degli Incas

l’El Dorado, la mitica città d’oro, quella che per molti divenne un ossessione: l’oro degli Incas, la montagna d’oro, nessuno l’ha mai trovata. Furono invece trovate malattie e morte: una maledizione. Tutto cominciò quando Francisco Pizzarro approdò in Spagna, con una nave carica d’oro. 10 tonnellate d’oro e 70 d’argento. Un tesoro estorto alla popolazione del Peru’, come prezzo per il riscatto del sovrano Atahualpa, che fu poi ucciso. Tutto l’oro e l’argento, per facilitare il trasporto, venne fuso, così, un patrimonio culturale di valore inestimabile venne distrutto.

Il mito dell’oro degli Incas

montagna oro

Ma si fece strada l’idea che esistesse una regione con una grande quantità d’oro, una credenza dovuta anche al fatto che i cronisti dell’epoca raccontavano riguardo ad un cerimoniale, che si svolgeva una volta l’anno. Il sovrano della popolazione Musica in Colombia. Il re, si copriva di una polvere d’oro per diventare Dorado, e navigava in una zattera colma di doni preziosi, per fare omaggio agli dei. Tutto questo a Santafè di Bogotà, l’attuale capitale della Colombia. E così cominciò sulle rive del Rio delle Amazzoni, luogo irto di pericoli e malattie,  la ricerca spasmodica del tesoro. Oltre gli Spagnoli si mossero anche gli Inglesi, quest’ultimi erano timorosi che il governo Spagnolo, con tutto quell’oro, alla fine potesse tenere in scacco il governo di sua maestà Britannica.

Sir Walter Ralegh

La ricerca dell'Eldorado

Sir Walter Ralegh, vuole mettere le mani sul tesoro di Manoa, e organizza una spedizione nella Guiana, territorio vasto ed insidioso. Ma il disegno di Ralegh è molto piu’ ambizioso,  chi avesse posseduto la Guiana, sarebbe stato il signore di un territorio piu’ splendido e ricco di quello del re di Spagna. La prima spedizione fu un fallimento, partito con circa 400 navi e dopo aver distrutto le guarnigioni spagnole, di fronte alle enormi cascate del fiume Orinoco, si rese conto di non poter proseguire e tornò in patria. Ma ormai il sogno della conquista dell’Eldorado, gli era entrata nell’anima, e con la sua oratoria convinse re Giacomo I, che l’aveva nel frattempo imprigionato nella torre di Londra, a ripartire. Cortes, in Messico e Pizzarro in Peru’ si erano preso tutto, rimane Manoa.

E così con il figlio, ed il suo fidato collaboratore Lawrence kemis, e circa 100 uomini riparte. Ma re Giacomo, non ha alcuna intenzione di scontrarsi con le guarnigioni spagnole, e aprire un fronte conflittuale con la Spagna. L’impresa, è quindi ancora impossibile, poiché, non ci si può addentrare nella Guiana senza scontrarsi con gli Spagnoli. Così perde il figlio e numerosi soldati e per vendicarsi, massacra un’intera guarnigione. kemis, il corsaro, si ucciderà, e Ralegh, tornato in patria, verrà arrestato e giustiziato senza processo.

1925, Percy Fawcett

La ricerca dell'Eldorado

La ricerca dell’Eldorado, alla fine il mitico tesoro non fu trovato, ma nel 1925 ci riprova Percy Fawcett, mitico esploratore Britannico. Dopo un grande battage pubblicitario, si imbarca con il figlio, per trovare la mitica civiltà, da lui ribattezzata Z. Il sogno si trasforma in ossessione, ma la spedizione scompare nel nulla.  Questa spedizione viene narrata in un libro : Z la città perduta di David Grann e in un film : Civiltà perduta, alla ricerca dell’Eldorado, che fu presentato al festival di Berlino.

Quello che è stato fatto in passato per trovare l’oro, è stato a dir poco aberrante. Intere culture, rappresentate da splendide lavorazioni artigianali, distrutte e fuse, indigeni uccisi, ed europei morti per malattie e scontri a fuoco. Tutto per la cupidigia senza fine dell’uomo.

Fonti dell’articolo

  • Wikipedia
  • Attilio Brilli: Dove finiscono le mappe

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