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Congo i bambini stregoni, una nuova caccia alle streghe.

Si sta parlando molto del Congo in questi giorni, a causa della morte del nostro ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci.

Sono sicura però che tra qualche giorno del Congo non se ne parlerà piu’.

In questo articolo, non voglio parlare delle guerre civili, senza fine di questo paese , ma dei bambini stregoni, i bambini di strada di kinshasa.

Ad ispirami, è stato un libro letto anni fa, di Giovanni Gallo. Parla di un bambino, che viveva una tranquilla esistenza, nel suo villaggio, fino a che non entra nella pubertà, e viene accusato di essere uno stregone. Il diavolo è entrato in lui, creando lutti e disgrazie nel suo villaggio.

Dopo torture ed esorcismi, il bambino viene abbandonato. Lui raggiunge kinshasa, si unisce ai bambini di strada, sniffa colla e ruba, un bambino senza futuro. Viene trovato ed accolto per sua fortuna, da un prete della città, che lo disintossica dalla droga, e gli dà un futuro nel volontariato: salvare altri bambini stregoni

Chi sono i bambini stregoni

A Kinshasa, come spiega nel suo articolo Deni Bechard, ci sono racconti terrificanti di bambini, che uccidono nel sonno i genitori, che volano di notte, portando nei villaggi malattie come l’hiv e la poliomelite.

Questa isteria collettiva dice l’Unicef, ha creato migliaia di bambini stregoni, che devono essere uccisi o abbandonati , o peggio lasciati nelle “chiese del risveglio” dove vengono affamati e torturati. Molti danno la colpa alla miseria, le famiglie incapaci di nutrire i loro figli, li abbandonano, accusandoli di stregoneria.  Questa teoria è però  incompleta, se non si tiene conto della totale disgregazione sociale del Congo. Un paese con una aspettativa di vita di 50 anni, e di un PIL pro capite di circa 300 $. Tutto questo si intreccia con la religione e le chiese del risveglio.

Le loro credenze  estreme, offrono un modo per sopportare la vita a Kinshasa. In epoca coloniale chiamata” Kin la belle”, oggi è diventata “Kin la Poubelle”: cestino della spazzatura. Una città con baraccopoli tentacolari dove sono diffuse malattie, e profughi che scappano delle guerre del paese.  i suoi abitanti, trovano così una specie di conforto, nella fede religiosa, che protegge loro dal male, che viene individuato in esseri deboli e vulnerabili come i bambini.

La religione in Congo è un mix tra la religione Bantu’ , e la religione degli Evangelisti Pentacostali, che vedono nella guarigione, una buona notizia per i poveri, e gli afflitti.

Come nella caccia alle streghe in Europa e in America, si cerca nei bambini dei piccoli indizi, che possano segnalare la loro possessione demoniaca: sporcizia, occhi rossi, sordità, bruttezza, tristezza, scortesia, e disubbidienza. Ogni piccolo segno può far si che il bambino diventi uno stregone.

Nella giungla di kinshasa, i bambini di strada sono tanti ed aumenteranno. Eppure siamo in un paese ricco di materie prime,  soprattutto di Coltan, minerale ambito dall’industria dell’informatica, perché contiene molta Tentalite, con la quale si fabbricano, telecamere, cellulari, ed apparecchi elettronici. Non se ne può fare a meno!

E forse proprio per questo, le guerre civili non si placano, e come dice Tiziana Ferrario in un suo libro, se non arriviamo noi ad aiutarli, arrivano gli altri. Infatti ora nel paese vi sono anche truppe jihadiste.

In questo calderone, a chi interessano i bambini stregoni? E mi faccio la stessa domanda che mi sono fatta riguardo i bambini in Bosnia, che uomini saranno da grandi? E poi ripeto quello che ho detto all’inizio, fra qualche giorno il Congo e le sue guerre saranno dimenticate, ed anche i suoi bambini

Fonti di questo articolo.

Il bambino stregone, di Giovanni Gallo

Deni Béchard: scrittore freelance

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